Passò del tempo. Lei aveva una concezione molto personale del tempo:lo misurava in bottiglie. Passarono tre bottiglie, forse. In ogni modo quel tempo bastò agli orgasmi di mezzo paese, e, in attesa dell'altra metà, una sera, mentre osservava le lievi nuvole nel crepuscolo che sopiva l'afa di uno degli ultimi giorni sahariani, pensò. Pensò a tutto ciò che stava dando a quelle persone. Il suo corpo? Come d'impulso nella sua mente apparirono le lettere quasi incise sulla pelle:NO. Tutto il suo pensiero potrebbe essere riassunto in una frase, una sentenza, una condanna: lei non scopava mai, ma faceva solo l'amore. Pensò ancora. Pensò a questa sua subdola maledizione che la portava a darsi per intero al primo puttaniere come all'ultimo dei filosofi. Si chiese perchè, e la subitanea reazione della sua mano fu di cercare distrattamente onforto nel contatto con il collo della bottiglia. Riflettè sulle conseguenze. La bottiglia raggiunse le sue labbra. Quella sera non giunse an alcuna conclusione.
La mattina successiva si svegliò, e con sorpresa notò macchie rosse sul cuscino. Sangue. Cercò una possibile fonte e ciò che trovò un po' la spaventò, un po' le diede quel senso di leggerezza, quasi la sua mente stesse li in cielo, con i suoi volatili. Sul suo avanbraccio sinistro, appoggiato sul cuscino, era apparsa una scritta in stampatello maiuscolo. Le lettere non erano ditinguibili in mezzo al sangue secco. Curiosa andò in bagno e si sciacquò, senza dolore. Lentamete la scritta si rivelò in tutta la sua drastica semplicità: ''NO''. Lei stessa si stupì della sua indifferenza verso la cosa. I tagli erano ancora aperti. Si fasciò per evitare infezioni, e mentre faceva un giro nel suo giardino colorato osservò tutte le sue piante, tutte le sue tombe.C'era la piccola mimosa, che vegliava su Jamie, il cucciolo di gallinacea dalle piume gialle e soffici. Lui era malato: sputava sangue. Qualche pianta più in là c'era la fragola che vegliava su Valentine, la colomba arpionata da un falcone. Saltando ancora qualche pianta si arrivava ai rovi che facevano ombra sul falcone. Infine c'era la tomba di James, sulla quale era cresciuto del prezzemolo.
Facendosi quel giretto nel suo piccolo cimitero colorato, pensò, di nuovo. Pensò alla morte, a quanto l'essere più leggero possa essere già troppo pesante quando cade. Allora è meglio non volare? C'è chi può, e chi no. Le balenò alla mete l'immagine di un vecchio che blaterava: ''chi ha il pane non ha i denti, chi ha i denti non ha il pane''. Il proprio pensiero sconnesso le sapeva di Sfinge e di psicofarmaci. ''Nosce te ipsum''. Reminescenze irriconoscibili....cosa significava?
''conoscere è ricordare''. Si stava alterando, il passato invadeva la sua mente che ne era violentemente turbata. ''Vis, roboris''. Musica. Cacofonia. Lettere, segni arcani. La sua mente aveva apparentemente perso ogni criterio logico. Corridoi. Cadde a terra svenuta. Quando si svegliòavvertì un sottile odore di ferro. La fascia bianca sul suo braccio era stata meticolosamente recisa. Spiccava il rosso purpureo e colante. Si ciacquò ancora: accanto alle prime lettere ne erano apparse altre due: ''VI''. Confusione. Reminiscenza: ''Ablativo singolare, Vis, Roboris. Complemento di modo.'' Riprodusse la sequenza di parole come nastro registrato. ''Con vigore''.
untitled chapter III
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Solitudine. Il primo concetto che le sorse in mente, come fuori era sorto l'odioso riflettore che la tormentava, incastonato in quel cielo che sapeva di cotone e alcol. Sesso. Il secondo. perchè tutto ciò che la sera precedente non aveva concesso alla bottiglia l'aveva concesso all'edonismo più vigoroso, e soprattutto perchè non riusciva a staccare gli occhi dall'incavo di fianco a lei, ancora tiepido, ancora lordo di una notte che solo la bottiglia le avrebbe fatto dimenticare...almeno per quelle ore che precedevano un nuovo sorgere, un nuovo incavo, una nuova bottiglia.
Si alzò svogliata, raccolse i soldi dal tavolino, accese la fiamma sotto la caffettiera, pensò ad altro, si dimenticò del caffè e rivolse il suo sguardo all'orologio: ore 14:44 di un tedioso primo pomeriggio estivo. Ora di mettere in stand-by il cervello (per quanto potesse essere vigile), ora di spegnere il ronzio mentale, ora di spegnere il caffè, di berlo senza uno scopo e infatti di addormentarsi dopo quel tempo indeterminato che serve ad inoltrarsi nella propria mente assonnata e mezza avvelenata. Sognò. Sognò fino alle 6 di pomeriggio cose strabilianti. Sognò e si dimenticò di averlo fatto nel momento in cui aprì gli occhi. E li aprì per un motivo: qualcuno aveva bussato, e il rumore di legno sfibrato e vetro aveva invaso la piccola stanza polverosa che fungeva da entrata nella sua tana selvatica. Sì. Qualcuno aveva bussato, ne era quasi certa. Ma quel quasi la metteva nel pieno diritto di non andare ad aprire. In fondo, chi sarebbe potuto essere? Un cliente, un cliente, un cliente, o al massimo un cliente. Lei non era in casa. Non era in casa senon per Amore o Morte. Avrebbe aperto solo a loro, non era persona che si adattava ai compromessi. E sulla falsa riga di quesi pensieri, fissando la sua immagine riflessa negli occhi del suo micio anoressico, sognò. Sognò per pochi minuti cose strabilianti. Sognò, e si dimenticò di averlo fatto nel momento in cui una nuova scarica di colpi rischiò di demolire la debole entrata. ''Avanti...'' una nuova notte si prosettava davanti a lei, spoglia e intrisa di piaceri sporchi.
untitled chapter II
Esitazione. Cosa la tratteneva? Cosa la inchiodava inerte a quei panni impolverati? Cosa la legava così profondamente a quelle abitudini? Bisogno di soldi...si...ma per comprare cosa? Del nuovo progesterone? Una nuova bottiglia? Uno psicologo di medio ottimismo potrebbe considerare le domande che durante quegli attimi dilatati lei si poneva un miglioramento. Ma volendo essere professionale fino in fondo penserebbe tutt'altro. E, per ironia della sorte, ne troverebbe la risposta, inconsciamente. A lei piaceva farsi del male.
La porta si aprì con un botto e irruppe la nota figura smilza e acciaccata del giovane senza nome e senza patria. Con lui entrarono almeno 4 giorni di bassa manovalanza e alcol. ''buh'' . fu il suono di uno strumento accordato male. il saluto di lei sfumò nell'aria spessa. Silenzio. Entrambi sapevano cosa voleva l'altro, e nessuno dei due era disposto a cederlo senza un guadagno. non serviva fiato, per ora.
Musica. Debussy. Il vecchio giradischi ogni tanto cigolava, dando un tocco piacevolmente surreale a quella sera indaco.
Conoscendo il giovane senza nome e senza patria, sapeva che avrebbe finito presto, e aveva preparato ogni cosa per l'addio.
La notte prima uno dei suoi volatili era morto. Era un passerotto di nome James, ed era molto giovane. Ma si sa...la delicatezza è tanto apprezzabile esteticamente quanto mortale, fuori dalla gabbia. Questo pensava mentre teneva in mano il piccolo cadavere e lo trasportava in giardino. La fossa era già pronta. Sepellito James pose nella terra un seme scelto a caso tra quelli di cui disponeva, e si allontanò dal piccolo giardino colorato.